Ritenuta una delle celebrazioni più affascinanti della Sicilia, non lasciarti sfuggire l’occasione di ammirare il maestoso corteo del carro trionfale più imponente dell’isola.
NON LASCIARTI SFUGGIRE L’OCCASIONE DI AMMIRARE IL MAESTOSO CORTEO DEL CARRO TRIONFALE PIÙ IMPONENTE DELL’ISOLA
Le sue radici risalgono a tempi molto antichi, poiché venne celebrata per la prima volta nel lontano 1677. Si tratta di una delle ricorrenze più amate e seguite della Sicilia, capace di richiamare l’attenzione di fedeli e curiosi da ogni angolo del mondo. Al centro dei riti e delle celebrazioni vi è il Santo Crocifisso del Nazareno.
L’emblema più suggestivo e caratteristico della manifestazione è il “Carro Trionfale”, dedicato al Nazareno, che percorre un tragitto di 400 metri. Sebbene il carro sembri trainato da una coppia di buoi, in realtà è trascinato dai fedeli attraverso una lunga corda di 80 metri, in un gesto carico di fede e simbolismo.
Il Carro Trionfale presenta una struttura imponente: una base modellata come un’imbarcazione e una torre centrale che si slancia verso l’alto. Questo capolavoro rappresenta la gloria di Cristo; la “barca”, nella simbologia cristiana, raffigura la Chiesa che, condotta da Gesù, attraversa le vicende umane insieme al suo popolo. La Torre, invece, simboleggia il legame tra il mondo terreno e quello celeste, incarnando l’anelito dell’umanità verso l’eternità.
Origini, Tradizione e Devozione Cristiana
Chi desidera vivere un’esperienza intensa di spiritualità e prendere parte a momenti ricchi di tradizione popolare, non può mancare alla festa in onore di Gesù Nazareno, che si tiene ogni anno a San Giovanni Gemini la seconda domenica di giugno. In questa occasione, la fede delle comunità di San Giovanni Gemini e Cammarata si manifesta attraverso riti dal profondo significato religioso, come la processione dei ceri votivi, e simboli fortemente legati al folklore locale, come il celebre Carro Trionfale.
Le radici di questa celebrazione affondano nel passato, poiché risale al 1677, come riportano alcune fonti storiche.
Fu l’arciprete Francesco Giambruno, primo pastore spirituale di San Giovanni Gemini, a far realizzare nel 1649 la statua del Santissimo Crocifisso, raffigurante Gesù Nazareno. Fu egli stesso a ricevere l’autorizzazione dal Vescovo di Agrigento per benedirla. Questo Crocifisso suscitò nei cuori dei sangiovannesi una tale devozione e commozione da diventare oggetto di venerazione solenne, portato in processione tra le vie del paese.
A partire dalla metà del XIX secolo, la festa si arricchì ulteriormente con l’introduzione del Carro Trionfale.
Secondo la tradizione popolare, la statua venne rinvenuta da alcuni contadini nei pressi della collinetta chiamata un tempo Puzzilo, oggi conosciuta come Pozzo di Gesù Nazareno. Da lì fu trasportata in paese su un carro trainato da buoi, i quali si fermarono simbolicamente nella piazza principale. Fu così che la statua trovò dimora nella Chiesa Madre: inizialmente nel transetto, e dal 1758 sull’altare maggiore, impreziosito in seguito da una cappella decorata con marmi pregiati, donati dai migranti sangiovannesi partiti per l’America.
Origini, tradizione e devozione cristiana
Chi desidera vivere un’esperienza intensa di spiritualità e prendere parte a momenti ricchi di tradizione popolare, non può mancare alla festa in onore di Gesù Nazareno, che si tiene ogni anno a San Giovanni Gemini la seconda domenica di giugno. In questa occasione, la fede delle comunità di San Giovanni Gemini e Cammarata si manifesta attraverso riti dal profondo significato religioso, come la processione dei ceri votivi, e simboli fortemente legati al folklore locale, come il celebre Carro Trionfale.
Le radici di questa celebrazione affondano nel passato, poiché risale al 1677, come riportano alcune fonti storiche.
Fu l’arciprete Francesco Giambruno, primo pastore spirituale di San Giovanni Gemini, a far realizzare nel 1649 la statua del Santissimo Crocifisso, raffigurante Gesù Nazareno. Fu egli stesso a ricevere l’autorizzazione dal Vescovo di Agrigento per benedirla. Questo Crocifisso suscitò nei cuori dei sangiovannesi una tale devozione e commozione da diventare oggetto di venerazione solenne, portato in processione tra le vie del paese.
A partire dalla metà del XIX secolo, la festa si arricchì ulteriormente con l’introduzione del Carro Trionfale.
Secondo la tradizione popolare, la statua venne rinvenuta da alcuni contadini nei pressi della collinetta chiamata un tempo Puzzilo, oggi conosciuta come Pozzo di Gesù Nazareno. Da lì fu trasportata in paese su un carro trainato da buoi, i quali si fermarono simbolicamente nella piazza principale. Fu così che la statua trovò dimora nella Chiesa Madre: inizialmente nel transetto, e dal 1758 sull’altare maggiore, impreziosito in seguito da una cappella decorata con marmi pregiati, donati dai migranti sangiovannesi partiti per l’America.
Il Nazareno
Si tratta di una scultura lignea di autore ignoto, dipinta in tonalità brune, che raffigura un volto intenso ma al tempo stesso sereno e dolce, con un sorriso appena accennato, carico di misericordia e amore, capace di toccare il cuore di chi si avvicina a Lui in preghiera.
Ai piedi del Crocifisso si trovano tre statue in stucco colorato: alla destra San Giovanni Evangelista in posizione eretta e Maria Maddalena inginocchiata; alla sinistra, invece, si erge la Vergine Addolorata.
La venerazione verso Gesù Nazareno è profondamente radicata nell’animo e nella quotidianità degli abitanti di San Giovanni Gemini e Cammarata, coinvolgendo anche le comunità dei centri vicini, che spesso si recano in pellegrinaggio. Questa fede si manifesta nell’invocazione di protezione e nella richiesta di grazie particolari, trovando il suo momento più intenso nel “viaggio a piedi scalzi” e nella sentita processione dei ceri votivi, espressione di riconoscenza per i favori ricevuti.
Una devozione tanto profonda da essere custodita anche da chi ha lasciato la propria terra: molti emigrati la portano con sé e la mantengono viva nei luoghi in cui vivono, organizzando celebrazioni e riti, come accade per i sangiovannesi di Bayonne (U.S.A.), che commemorano la festa nello stesso periodo, portando in processione una replica della statua e ricostruendo il Carro Trionfale.
Il Nazareno
Si tratta di una scultura lignea di autore ignoto, dipinta in tonalità brune, che raffigura un volto intenso ma al tempo stesso sereno e dolce, con un sorriso appena accennato, carico di misericordia e amore, capace di toccare il cuore di chi si avvicina a Lui in preghiera.
Ai piedi del Crocifisso si trovano tre statue in stucco colorato: alla destra San Giovanni Evangelista in posizione eretta e Maria Maddalena inginocchiata; alla sinistra, invece, si erge la Vergine Addolorata.
La venerazione verso Gesù Nazareno è profondamente radicata nell’animo e nella quotidianità degli abitanti di San Giovanni Gemini e Cammarata, coinvolgendo anche le comunità dei centri vicini, che spesso si recano in pellegrinaggio. Questa fede si manifesta nell’invocazione di protezione e nella richiesta di grazie particolari, trovando il suo momento più intenso nel “viaggio a piedi scalzi” e nella sentita processione dei ceri votivi, espressione di riconoscenza per i favori ricevuti.
Una devozione tanto profonda da essere custodita anche da chi ha lasciato la propria terra: molti emigrati la portano con sé e la mantengono viva nei luoghi in cui vivono, organizzando celebrazioni e riti, come accade per i sangiovannesi di Bayonne (U.S.A.), che commemorano la festa nello stesso periodo, portando in processione una replica della statua e ricostruendo il Carro Trionfale.
La Nascita
Il Carro Trionfale, realizzato per celebrare la festività dedicata a Gesù Nazareno che si tiene ogni seconda domenica di giugno, ha da sempre suscitato fascino e interesse grazie alla sua singolare fattura artigianale, nonché per la sua imponenza e magnificenza. Proprio per queste caratteristiche, tra le numerose manifestazioni popolari siciliane, la festa di Gesù Nazareno si distingue come un evento davvero speciale e irripetibile.
Non esistono fonti storiche certe che permettano di tracciare con precisione le origini del Carro di Gesù Nazareno. Tuttavia, è noto che durante il periodo della dominazione spagnola, tra il XVI e il XVII secolo, si diffuse in Sicilia la tradizione di realizzare carri religiosi. Questi carri, generalmente costruiti in legno con una struttura piramidale, erano arricchiti da sculture e rivestiti da tessuti dipinti con scene sacre. Venivano trainati da buoi, accompagnati dalla partecipazione fervente e dall’energia collettiva del popolo, in occasione delle celebrazioni più solenni o in onore del Santo Patrono.
La Nascita
Il Carro Trionfale, realizzato per celebrare la festività dedicata a Gesù Nazareno che si tiene ogni seconda domenica di giugno, ha da sempre suscitato fascino e interesse grazie alla sua singolare fattura artigianale, nonché per la sua imponenza e magnificenza. Proprio per queste caratteristiche, tra le numerose manifestazioni popolari siciliane, la festa di Gesù Nazareno si distingue come un evento davvero speciale e irripetibile.
Non esistono fonti storiche certe che permettano di tracciare con precisione le origini del Carro di Gesù Nazareno. Tuttavia, è noto che durante il periodo della dominazione spagnola, tra il XVI e il XVII secolo, si diffuse in Sicilia la tradizione di realizzare carri religiosi. Questi carri, generalmente costruiti in legno con una struttura piramidale, erano arricchiti da sculture e rivestiti da tessuti dipinti con scene sacre. Venivano trainati da buoi, accompagnati dalla partecipazione fervente e dall’energia collettiva del popolo, in occasione delle celebrazioni più solenni o in onore del Santo Patrono.
La Struttura
La realizzazione del Carro Trionfale avviene all’inizio del Corso Francesco Crispi, la via principale del paese, e richiede circa quaranta giorni di lavoro. La costruzione inizia con la tradizionale “nisciuta di lignama”, ossia la rimozione della legna conservata nei depositi.
Questo Carro è tra i pochi in Sicilia a mantenere una struttura interamente in legno, e l’unico a raggiungere un’altezza di circa 22 metri. Ha una forma piramidale composta da sezioni quadrate sovrapposte, sempre più piccole verso l’alto, fino a culminare con la corona e la croce, emblemi di Gesù Nazareno. La sezione inferiore, la più rilevante, ha una forma simile a una barca ed ospita le bande musicali di San Giovanni Gemini e Cammarata, le quali accompagnano con le loro melodie i momenti della “scinnuta” (discesa) del sabato e dell’“acchianata” (salita) della domenica.
Dal centro della base si erge una robusta trave portante, asse principale della struttura, inclinata all’indietro a causa della pendenza del terreno, rendendo la costruzione tecnicamente unica. Il Carro poggia su un telaio solido con assi fissi e grandi ruote a raggi (diametro 1,32 m, larghezza 10 cm). Davanti, una lunga trave di 7,5 metri funge da timone, manovrata da una ventina di persone con spinte laterali per facilitare le curve.
A completare l’insieme, una corda spessa lunga circa 80 metri, fatta con fibre di agave (“zabara”), viene fissata al Carro e usata dalla folla per trainarlo o rallentarne l’avanzata. La larghezza del Carro (4,15 metri) è determinata dallo spazio disponibile tra le vie laterali del corso.
La Struttura
La realizzazione del Carro Trionfale avviene all’inizio del Corso Francesco Crispi, la via principale del paese, e richiede circa quaranta giorni di lavoro. La costruzione inizia con la tradizionale “nisciuta di lignama”, ossia la rimozione della legna conservata nei depositi.
Questo Carro è tra i pochi in Sicilia a mantenere una struttura interamente in legno, e l’unico a raggiungere un’altezza di circa 22 metri. Ha una forma piramidale composta da sezioni quadrate sovrapposte, sempre più piccole verso l’alto, fino a culminare con la corona e la croce, emblemi di Gesù Nazareno. La sezione inferiore, la più rilevante, ha una forma simile a una barca ed ospita le bande musicali di San Giovanni Gemini e Cammarata, le quali accompagnano con le loro melodie i momenti della “scinnuta” (discesa) del sabato e dell’“acchianata” (salita) della domenica.
Dal centro della base si erge una robusta trave portante, asse principale della struttura, inclinata all’indietro a causa della pendenza del terreno, rendendo la costruzione tecnicamente unica. Il Carro poggia su un telaio solido con assi fissi e grandi ruote a raggi (diametro 1,32 m, larghezza 10 cm). Davanti, una lunga trave di 7,5 metri funge da timone, manovrata da una ventina di persone con spinte laterali per facilitare le curve.
A completare l’insieme, una corda spessa lunga circa 80 metri, fatta con fibre di agave (“zabara”), viene fissata al Carro e usata dalla folla per trainarlo o rallentarne l’avanzata. La larghezza del Carro (4,15 metri) è determinata dallo spazio disponibile tra le vie laterali del corso.
Gli Addobbi
Il Carro viene rivestito esternamente con tessuti variopinti, decorato con velluti, pitture ornamentali ed elementi architettonici come colonne, capitelli, cornici e costolature. Viene ulteriormente abbellito con bandiere colorate e immagini sacre raffiguranti Gesù Nazareno, la Vergine Maria e i Santi più venerati dalle comunità di San Giovanni Gemini e Cammarata.
L’antico sistema di illuminazione con lampadine a incandescenza è stato recentemente sostituito con fari e strisce LED, generando un effetto visivo particolarmente affascinante.
Nel 2015, il Comitato organizzatore ha assunto la piena responsabilità della costruzione e dell’allestimento, investendo in nuovi materiali, legno, tessuti e impianti luminosi. Ciò ha comportato una revisione complessiva della struttura, sia dal punto di vista architettonico sia estetico.
Molti membri del Comitato hanno introdotto soluzioni progettuali moderne, riuscendo a integrare armoniosamente innovazione e tradizione. Il risultato è una scenografia ricca di colori e riflessi luminosi che affascina e coinvolge il pubblico.
Gli Addobbi
Il Carro viene rivestito esternamente con tessuti variopinti, decorato con velluti, pitture ornamentali ed elementi architettonici come colonne, capitelli, cornici e costolature. Viene ulteriormente abbellito con bandiere colorate e immagini sacre raffiguranti Gesù Nazareno, la Vergine Maria e i Santi più venerati dalle comunità di San Giovanni Gemini e Cammarata.
L’antico sistema di illuminazione con lampadine a incandescenza è stato recentemente sostituito con fari e strisce LED, generando un effetto visivo particolarmente affascinante.
Nel 2015, il Comitato organizzatore ha assunto la piena responsabilità della costruzione e dell’allestimento, investendo in nuovi materiali, legno, tessuti e impianti luminosi. Ciò ha comportato una revisione complessiva della struttura, sia dal punto di vista architettonico sia estetico.
Molti membri del Comitato hanno introdotto soluzioni progettuali moderne, riuscendo a integrare armoniosamente innovazione e tradizione. Il risultato è una scenografia ricca di colori e riflessi luminosi che affascina e coinvolge il pubblico.
I momenti salienti della celebrazione
La consuetudine prevede che il legname, conservato nei depositi, venga tirato fuori quaranta giorni prima dell’evento. L’inizio dei preparativi è segnato dallo scoppio dei mortaretti e dal suono delle campane della Chiesa Madre, che annunciano la tradizionale “nisciuta di legnami du Carru”.
La domenica seguente, a mezzogiorno, viene infisso “u primu chiuavu” (il primo chiodo), accompagnato anch’esso da esplosioni festive e rintocchi di campane: un gesto simbolico che dà ufficialmente avvio alla costruzione del Carro.
Una volta completata la struttura fino alla sua altezza finale, si procede con l’addobbo.
Infine, il venerdì mattina vengono montate le ruote sugli assi e si eseguono le ultime verifiche tecniche.
Montaggio delle ruote e fissaggio di assi e timone
Il venerdì mattina vengono montate le ruote a raggi (diametro 1,32 m, larghezza 10 cm) sugli assi del Carro. Segue a “mmurditura”, una fase cruciale in cui assi e timone vengono legati alla base con dieci corde di canapa da 18 metri, preferite al ferro per la loro flessibilità e tenuta.
A completare il sistema, si fissa la “corda mastra” in agave (80 metri), usata dalla folla per trainare o frenare il Carro.
La domenica mattina, i “’mmurditura” preparano la struttura per la salita, legando il timone e bagnando le corde per aumentarne la resistenza.
I momenti salienti della celebrazione
La consuetudine prevede che il legname, conservato nei depositi, venga tirato fuori quaranta giorni prima dell’evento. L’inizio dei preparativi è segnato dallo scoppio dei mortaretti e dal suono delle campane della Chiesa Madre, che annunciano la tradizionale “nisciuta di legnami du Carru”.
La domenica seguente, a mezzogiorno, viene infisso “u primu chiuavu” (il primo chiodo), accompagnato anch’esso da esplosioni festive e rintocchi di campane: un gesto simbolico che dà ufficialmente avvio alla costruzione del Carro.
Una volta completata la struttura fino alla sua altezza finale, si procede con l’addobbo.
Infine, il venerdì mattina vengono montate le ruote sugli assi e si eseguono le ultime verifiche tecniche.
Montaggio delle ruote e fissaggio di assi e timone
Il venerdì mattina vengono montate le ruote a raggi (diametro 1,32 m, larghezza 10 cm) sugli assi del Carro. Segue a “mmurditura”, una fase cruciale in cui assi e timone vengono legati alla base con dieci corde di canapa da 18 metri, preferite al ferro per la loro flessibilità e tenuta.
A completare il sistema, si fissa la “corda mastra” in agave (80 metri), usata dalla folla per trainare o frenare il Carro.
La domenica mattina, i “’mmurditura” preparano la struttura per la salita, legando il timone e bagnando le corde per aumentarne la resistenza.
La Maschiata
Il sabato mattina si entra nel cuore della festa. A mezzogiorno, lungo il corso Francesco Crispi, ha luogo la tradizionale “maschiata”, una coreografia di mortaretti che esplodono in rapida successione, tracciando simbolicamente il cammino che seguirà il Carro Trionfale.
Questo spettacolo pirotecnico non è solo un momento di festa: ogni scoppio rappresenta una preghiera del Santo Rosario, richiamando un’antica simbologia legata alla purificazione e alla preparazione spirituale della strada percorsa dal Carro. È un rito dal forte significato religioso e popolare.
La “maschiata” è uno degli appuntamenti più attesi e partecipati della celebrazione, richiamando numerosi fedeli e spettatori, affascinati dall’intensità dei suoni e dall’energia collettiva che si sprigiona in quel momento.
La Maschiata
Il sabato mattina si entra nel cuore della festa. A mezzogiorno, lungo il corso Francesco Crispi, ha luogo la tradizionale “maschiata”, una coreografia di mortaretti che esplodono in rapida successione, tracciando simbolicamente il cammino che seguirà il Carro Trionfale.
Questo spettacolo pirotecnico non è solo un momento di festa: ogni scoppio rappresenta una preghiera del Santo Rosario, richiamando un’antica simbologia legata alla purificazione e alla preparazione spirituale della strada percorsa dal Carro. È un rito dal forte significato religioso e popolare.
La “maschiata” è uno degli appuntamenti più attesi e partecipati della celebrazione, richiamando numerosi fedeli e spettatori, affascinati dall’intensità dei suoni e dall’energia collettiva che si sprigiona in quel momento.
A vistuta di li vua
“A vistuta di li vua” è una tradizione che prevede l’ornamento dei buoi che un tempo trainavano il Carro del Nazareno. Gli animali, donati dagli allevatori per voto o devozione, vengono addobbati con paramenti di velluto ricamati e ghirlande di fiori di carta.
La cerimonia si svolge in via Teatro il sabato e la domenica pomeriggio, curata dalla famiglia Lombino, con il supporto delle famiglie Russotto e Amormino. Prima dell’addobbo, si lucidano e dipingono gli zoccoli, e i buoi vengono uniti con un giogo tradizionale.
Completata la vestizione, la banda suona alcune marce mentre viene offerto un rinfresco. Infine, i buoi, accompagnati dai proprietari e dal comitato, vengono condotti al Carro. In passato, al loro passaggio, gli uomini si scoprivano il capo e si segnavano con la croce.
A vistuta di li vua
“A vistuta di li vua” è una tradizione che prevede l’ornamento dei buoi che un tempo trainavano il Carro del Nazareno. Gli animali, donati dagli allevatori per voto o devozione, vengono addobbati con paramenti di velluto ricamati e ghirlande di fiori di carta.
La cerimonia si svolge in via Teatro il sabato e la domenica pomeriggio, curata dalla famiglia Lombino, con il supporto delle famiglie Russotto e Amormino. Prima dell’addobbo, si lucidano e dipingono gli zoccoli, e i buoi vengono uniti con un giogo tradizionale.
Completata la vestizione, la banda suona alcune marce mentre viene offerto un rinfresco. Infine, i buoi, accompagnati dai proprietari e dal comitato, vengono condotti al Carro. In passato, al loro passaggio, gli uomini si scoprivano il capo e si segnavano con la croce.
La processione dei ceri votivi e la celebrazione di ringraziamento
Alle prime luci della Domenica, il sonno degli abitanti di San Giovanni Gemini viene interrotto dal fragore ritmato dell’“alborata”, una serie di scoppi a salve che anticipano i più spettacolari fuochi d’artificio serali.
Alle ore 7.00 ha inizio la solenne Celebrazione Eucaristica, che dà avvio alla Processione Penitenziale dei Ceri Votivi.
Intorno alle 8.30 parte la suggestiva processione della corona dorata. I fedeli, offrendo simbolicamente il proprio “cammino” a Gesù Nazareno, sfilano in due ordinati schieramenti, reggendo ceri accesi e attraversando le principali strade del paese. La corona aurea segue in chiusura del corteo.
Nel frattempo, altri devoti provenienti da vari rioni di San Giovanni Gemini e Cammarata si uniscono ai due filari, formando due lunghi cordoni di persone in pellegrinaggio.
Molti partecipanti, in segno di fede e riconoscenza per un voto fatto o una grazia ricevuta, percorrono l’intero tragitto a piedi nudi.
La processione raggiunge poi la Chiesa Madre, dove le due file entrano ordinatamente: i devoti depongono la loro offerta in un’apposita urna e si avvicinano con raccoglimento all’altare maggiore per rendere omaggio alla statua del Nazareno.
Il corteo è composto, silenzioso e profondamente toccante, accompagnato dalla recita del Rosario e da canti penitenziali, sotto il sole già caldo del mezzogiorno.
All’ingresso della corona dorata in chiesa, l’edificio sacro è gremito. Il rito dell’incoronazione, affidato all’Arciprete in carica, culmina quando la corona viene posta sul capo del simulacro. A quel punto, l’assemblea esplode in un grido corale: “Viva Gesù Nazareno!”
Subito dopo, si celebra la Santa Messa di ringraziamento, accompagnata dai canti del coro parrocchiale.
La processione dei ceri votivi e la celebrazione di ringraziamento
Alle prime luci della Domenica, il sonno degli abitanti di San Giovanni Gemini viene interrotto dal fragore ritmato dell’“alborata”, una serie di scoppi a salve che anticipano i più spettacolari fuochi d’artificio serali.
Alle ore 7.00 ha inizio la solenne Celebrazione Eucaristica, che dà avvio alla Processione Penitenziale dei Ceri Votivi.
Intorno alle 8.30 parte la suggestiva processione della corona dorata. I fedeli, offrendo simbolicamente il proprio “cammino” a Gesù Nazareno, sfilano in due ordinati schieramenti, reggendo ceri accesi e attraversando le principali strade del paese. La corona aurea segue in chiusura del corteo.
Nel frattempo, altri devoti provenienti da vari rioni di San Giovanni Gemini e Cammarata si uniscono ai due filari, formando due lunghi cordoni di persone in pellegrinaggio.
Molti partecipanti, in segno di fede e riconoscenza per un voto fatto o una grazia ricevuta, percorrono l’intero tragitto a piedi nudi.
La processione raggiunge poi la Chiesa Madre, dove le due file entrano ordinatamente: i devoti depongono la loro offerta in un’apposita urna e si avvicinano con raccoglimento all’altare maggiore per rendere omaggio alla statua del Nazareno.
Il corteo è composto, silenzioso e profondamente toccante, accompagnato dalla recita del Rosario e da canti penitenziali, sotto il sole già caldo del mezzogiorno.
All’ingresso della corona dorata in chiesa, l’edificio sacro è gremito. Il rito dell’incoronazione, affidato all’Arciprete in carica, culmina quando la corona viene posta sul capo del simulacro. A quel punto, l’assemblea esplode in un grido corale: “Viva Gesù Nazareno!”
Subito dopo, si celebra la Santa Messa di ringraziamento, accompagnata dai canti del coro parrocchiale.
La Corona Aurea
La corona aurea, del peso di 1,5 Kg circa, è il frutto dell’amore e della devozione dei sangiovannesi e cammaratesi a Gesù Nazareno. L’idea di formare una corona d’oro con i doni votivi era affiorata nel 1960 con il consenso del clero, del comitato e dei cittadini devoti. Poiché i doni votivi non erano sufficienti a coprire le spese, si pensò di raccogliere altro oro nei due paesi. Allora si verificarono scene davvero commoventi: sangiovannesi e cammaratesi di ogni età accorrevano spontaneamente presso il comitato e generosamente offrivano oggetti di ogni tipo e dimensione.
L’11 giugno 1961, al centro di Piazza Nazareno, il sogno si concretizza: Mons. Giovan Battista Peruzzo, in quel tempo Arcivescovo di Agrigento, cingeva il capo di Gesù Nazareno con una corona d’oro alla presenza di numerosissimi fedeli in un tripudio di gioia e commozione.
Nella realtà la corona aurea potrebbe rappresentare una contraddizione alla corona di spine posta sul capo di Gesù Crocefisso. Essa invece è una testimonianza di fede, un simbolo di liberazione, infatti l’accostamento della corona d’oro alla corona di spine è felice, poiché una volta calcata sul capo di Gesù, si impreziosì perché egli è il Re.
La Corona Aurea
La corona aurea, del peso di 1,5 Kg circa, è il frutto dell’amore e della devozione dei sangiovannesi e cammaratesi a Gesù Nazareno. L’idea di formare una corona d’oro con i doni votivi era affiorata nel 1960 con il consenso del clero, del comitato e dei cittadini devoti. Poiché i doni votivi non erano sufficienti a coprire le spese, si pensò di raccogliere altro oro nei due paesi. Allora si verificarono scene davvero commoventi: sangiovannesi e cammaratesi di ogni età accorrevano spontaneamente presso il comitato e generosamente offrivano oggetti di ogni tipo e dimensione.
L’11 giugno 1961, al centro di Piazza Nazareno, il sogno si concretizza: Mons. Giovan Battista Peruzzo, in quel tempo Arcivescovo di Agrigento, cingeva il capo di Gesù Nazareno con una corona d’oro alla presenza di numerosissimi fedeli in un tripudio di gioia e commozione.
Nella realtà la corona aurea potrebbe rappresentare una contraddizione alla corona di spine posta sul capo di Gesù Crocefisso. Essa invece è una testimonianza di fede, un simbolo di liberazione, infatti l’accostamento della corona d’oro alla corona di spine è felice, poiché una volta calcata sul capo di Gesù, si impreziosì perché egli è il Re.
La Santa Croce
La Santa Croce venne comprata dai componenti del comitato della festa di Gesù Nazareno. Tuttavia, poiché non si disponeva della somma di 1000 lire occorrente per comprarla, il signor Napoli, devotissimo al SS. Crocifisso, decise di approntare la somma e poi lasciarla in dote alla sua famiglia.
Non si conosce l’anno in cui la Santa Croce venne comprata per l’assenza dei documenti di compravendita. La data del 1887, che si legge in basso sul braccio lungo, è l’anno di costruzione.
La Santa Croce alta 2,60 m e larga 1,50 m, è in rame con fusione argentea e viene sostenuta all’interno da una struttura in legno pregiato della stessa dimensione.
A forma di croce latina, presenta dei terminali a trifoglio artisticamente lavorati, con al centro il busto ad alto rilievo dei tre evangelisti Matteo, Marco e Luca. Al centro del braccio lungo, spiccano il rilievo della testa di Giovanni l’Evangelista e due puttini reggenti un fregio fiorato.
La Croce è egregiamente decorata con basso-rilievi raffiguranti ornamenti militari romani e fregi attinenti alla crocifissione e morte di Cristo.
Il venerdì della festa, la Santa Croce, dopo la benedizione nella chiesetta di Santa Lucia, viene portata solennemente in processione per le vie principali del paese fino alla chiesa Madre. Qui vi rimane fino al lunedì, giorno conclusivo dei festeggiamenti, facendo il percorso opposto in solenne processione verso la chiesetta di S. Lucia.
Con la benedizione e il ringraziamento del parroco si conclude solennemente la festa più importante dell’anno per le due comunità di San Giovanni Gemini e Cammarata.
La Santa Croce
La Santa Croce venne comprata dai componenti del comitato della festa di Gesù Nazareno. Tuttavia, poiché non si disponeva della somma di 1000 lire occorrente per comprarla, il signor Napoli, devotissimo al SS. Crocifisso, decise di approntare la somma e poi lasciarla in dote alla sua famiglia.
Non si conosce l’anno in cui la Santa Croce venne comprata per l’assenza dei documenti di compravendita. La data del 1887, che si legge in basso sul braccio lungo, è l’anno di costruzione.
La Santa Croce alta 2,60 m e larga 1,50 m, è in rame con fusione argentea e viene sostenuta all’interno da una struttura in legno pregiato della stessa dimensione.
A forma di croce latina, presenta dei terminali a trifoglio artisticamente lavorati, con al centro il busto ad alto rilievo dei tre evangelisti Matteo, Marco e Luca. Al centro del braccio lungo, spiccano il rilievo della testa di Giovanni l’Evangelista e due puttini reggenti un fregio fiorato.
La Croce è egregiamente decorata con basso-rilievi raffiguranti ornamenti militari romani e fregi attinenti alla crocifissione e morte di Cristo.
Il venerdì della festa, la Santa Croce, dopo la benedizione nella chiesetta di Santa Lucia, viene portata solennemente in processione per le vie principali del paese fino alla chiesa Madre. Qui vi rimane fino al lunedì, giorno conclusivo dei festeggiamenti, facendo il percorso opposto in solenne processione verso la chiesetta di S. Lucia.
Con la benedizione e il ringraziamento del parroco si conclude solennemente la festa più importante dell’anno per le due comunità di San Giovanni Gemini e Cammarata.
E gridammu tutti “Viva Gesù Nazarè”
A cunnuciuta du carru
Il sabato si svolge la tradizionale “scinnuta” del Carro Trionfale lungo Corso Francesco Crispi (380 metri); la domenica, invece, si effettua il percorso inverso, chiamato “acchianata du Carru”.
L’evento, profondamente radicato nella cultura locale, richiama ogni anno emigrati e visitatori. Il Carro, trainato dai buoi e accompagnato dalle bande musicali di San Giovanni Gemini e Cammarata, parte dalla cappella dell’Ecce Homo e si dirige verso Piazza Largo Nazareno.
Prima della partenza, il sacerdote benedice Carro e popolo. I mortaretti annunciano l’inizio della processione, la folla si dispone lungo le corde di sicurezza, si rimuovono i cunei e il Carro inizia la discesa, accompagnato da cori, musiche e bandierine.
Un tempo si usavano rami di ginestra per rendere il tragitto più agevole. Oggi, in ricordo, si lanciano fiori e volantini con la scritta “Viva Gesù Nazareno” dal Carro e dai balconi.
La discesa termina nei pressi di via Rossini tra canti, mortaretti e applausi.
La domenica, il Carro risale lo stesso tragitto, questa volta trainato a mano dai fedeli, con il timone spostato frontalmente per agevolare il movimento.
E gridammu tutti "Viva Gesù Nazarè"
A cunnuciuta du carru
Il sabato si svolge la tradizionale “scinnuta” del Carro Trionfale lungo Corso Francesco Crispi (380 metri); la domenica, invece, si effettua il percorso inverso, chiamato “acchianata du Carru”.
L’evento, profondamente radicato nella cultura locale, richiama ogni anno emigrati e visitatori. Il Carro, trainato dai buoi e accompagnato dalle bande musicali di San Giovanni Gemini e Cammarata, parte dalla cappella dell’Ecce Homo e si dirige verso Piazza Largo Nazareno.
Prima della partenza, il sacerdote benedice Carro e popolo. I mortaretti annunciano l’inizio della processione, la folla si dispone lungo le corde di sicurezza, si rimuovono i cunei e il Carro inizia la discesa, accompagnato da cori, musiche e bandierine.
Un tempo si usavano rami di ginestra per rendere il tragitto più agevole. Oggi, in ricordo, si lanciano fiori e volantini con la scritta “Viva Gesù Nazareno” dal Carro e dai balconi.
La discesa termina nei pressi di via Rossini tra canti, mortaretti e applausi.
La domenica, il Carro risale lo stesso tragitto, questa volta trainato a mano dai fedeli, con il timone spostato frontalmente per agevolare il movimento.
I scherzi di fuacu
La domenica sera, al termine dell’“acchianata” del Carro Trionfale, si tiene l’attesissimo spettacolo pirotecnico conosciuto come “i scherzi di fuacu”. Questo momento, carico di emozione e fascino, rappresenta il culmine scenografico della festa dedicata a Gesù Nazareno.
Le luci si spengono sul paese e il cielo si accende di colori: esplodono coreografie di luce tra piogge dorate, cascate multicolori, girandole incandescenti e scoppi fragorosi che risuonano tra i vicoli del centro storico. La folla, raccolta con lo sguardo rivolto verso l’alto, si lascia trasportare dallo stupore e dall’incanto.
Non si tratta solo di un intrattenimento visivo, ma di un vero e proprio rito collettivo che unisce spiritualità e tradizione popolare. Ogni fuoco che esplode è un inno alla festa, un tributo alla fede e un saluto gioioso a Gesù Nazareno.
Con questo spettacolo di luci e suoni, si chiudono ufficialmente i giorni più sentiti dell’anno per le comunità di San Giovanni Gemini e Cammarata, lasciando nei cuori il ricordo di un’emozione condivisa.
I scherzi di fuacu
La domenica sera, al termine dell’“acchianata” del Carro Trionfale, si tiene l’attesissimo spettacolo pirotecnico conosciuto come “i scherzi di fuacu”. Questo momento, carico di emozione e fascino, rappresenta il culmine scenografico della festa dedicata a Gesù Nazareno.
Le luci si spengono sul paese e il cielo si accende di colori: esplodono coreografie di luce tra piogge dorate, cascate multicolori, girandole incandescenti e scoppi fragorosi che risuonano tra i vicoli del centro storico. La folla, raccolta con lo sguardo rivolto verso l’alto, si lascia trasportare dallo stupore e dall’incanto.
Non si tratta solo di un intrattenimento visivo, ma di un vero e proprio rito collettivo che unisce spiritualità e tradizione popolare. Ogni fuoco che esplode è un inno alla festa, un tributo alla fede e un saluto gioioso a Gesù Nazareno.
Con questo spettacolo di luci e suoni, si chiudono ufficialmente i giorni più sentiti dell’anno per le comunità di San Giovanni Gemini e Cammarata, lasciando nei cuori il ricordo di un’emozione condivisa.

















